Inquinamento ambientale a Galliate, denunciato il sindaco

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La Guardia di Finanza ha denunciato per omissione di atti d’ufficio l’attuale sindaco Davide Ferrari (Lega) e il suo predecessore Arturo Boccara (Pd) nell’ambito di un’indagine per inquinamento ambientale che l’anno scorso ha portato al sequestro preventivo di una vasta area industriale alle porte di Galliate, in località Varallino. Gli accertamenti hanno riscontrato nella zona, della superficie di 38 mila metri quadrati (circa cinque campi di calcio), la presenza di amianto, sia nelle coperture degli edifici sia in forma più friabile all’interno di tubature lunghe due chilometri, e di altre sostanze pericolose contenute nei rifiuti chimici di laboratorio, nei fusti di tinture e pigmenti e nei contenitori di combustibili e oli per motori.

Con i due politici sono stati denunciati anche i legali rappresentanti delle due aziende che si sono succedute nella gestione dell’area: la Tintoria Stamperia Tessuti srl, per abbandono sistematico di rifiuti, e la Real Estate srl, per non aver rispettato un’ordinanza del sindaco. Ferrari ha infatti richiesto, nel luglio di quest’anno, la bonifica della zona da parte della Real Estate, ma evidentemente gli inquirenti hanno giudicato tardivo il suo intervento.

Da parte sua il primo cittadino di Galliate fa sapere su Facebook di essere «assolutamente tranquillo» e di mettere a disposizione degli inquirenti «una tonnellata di documentazione che può attestare l’operato ottimale di tutte le amministrazioni che hanno gestito il complesso problema».

Siamo solo all’inizio di una vicenda che accompagnerà le cronache novaresi per molto tempo e che potrebbe portare a risvolti anche gravi. Al momento si può notare una vaga somiglianza con il caso dell’inquinamento del polo chimico di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria: anche qui si tratta di una lunga vicenda che ha visto il succedersi di due aziende e di diverse amministrazioni comunali.

Episodi di questo tipo pongono seri interrogativi sulle possibilità e sulle capacità dei sindaci di tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini. Se da una parte Ferrari si difende ponendo come alternative la mancata bonifica e il dissesto dell’ente (contrapposizione che ricalca quella tra salute e lavoro del caso Ilva), dall’altra la legge attribuisce questa responsabilità ai sindaci, in quanto primi presìdi dello Stato sul territorio. Nel caso specifico saranno comunque le autorità giudiziarie a stabilire di chi sono eventuali responsabilità.

Per un approfondimento della cronaca consigliamo un articolo di novaratoday.it e riportiamo l’intervista rilasciata da Ferrari a Simona Marchetti de La Stampa.

Intervista Ferrari

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