Trecate ancora una volta ponte di memoria

Tradurre la memoria in impegno. Il grande compito di organizzazioni come la nostra.
Una sfida continua, che certamente non guarda solo al 19 luglio e a belle giornate come quella di ieri a Trecate, passata insieme a tanti cittadini e uomini delle istituzioni, ma guarda ad ogni giorno dell’anno e alle oltre 900 vittime innocenti delle mafie, zavorra umana per questo Paese.
Quando Libera Piemonte inventa i presidi decide di iscrivere nel “patto di presidio”, costituzione di questo primo agglomerato di vita e impegno, l’obbligo a dedicare la propria attività ad una vittima di mafia. Un gesto semplice, ma tutt’altro che scontato. Quel nome cucito addosso ci cambia, ci segna e insegna traiettorie di vita. Talvolta come semplici esempi, talvolta come strade da percorrere.

Portiamo dentro quelle storie come cocci, da ricomporre ed integrare con pezzi di noi. Storie e traiettorie che ci uniscono come ponti alla storia di questo paese. Ponti in 3D, diremmo, perché tengono insieme la dimensione orizzontale, che è spaziale, e guarda ad una rete (quella di Libera) ventennale, arricchita nella sua esperienza di crescita dalla collaborazione di migliaia di soggetti associativi ed enti pubblici. Il Comune di Trecate ieri ci ha confermato, come se ce ne fosse bisogno, che è di questa partita. Il piano verticale, che è la sagace organizzazione dell’impegno, non improvvisato né lasciato al caso, perché loro (gli altri) dell’auto-organizzazione scientifica hanno fatto segreto per una storia secolare. E la profondità, terza e più criptica delle dimensioni, che ci disegna l’orizzonte da perseguire, il destino condiviso in questa missione. Ed è qui e su questa missione che decidiamo di lanciare l’idea di una carovana antimafia di Libera Piemonte.
Più di 2000km da battere, 2 furgoni, 17 nomadi e molti volti e storie da incrociare. Questo perché una Repubblica che ha paura di raccontarsi, di dire da che parte sta, è una Repubblica non in grado di incidere sul proprio futuro. Invece in questo Paese abbiamo centinaia di storie di resistenza e rinascita, tutte da ascoltare e accogliere, da chi un seme della propria vita lo lascia seminato in uno dei molti beni confiscati riutilizzati socialmente, a chi solo per il fatto di aver testimoniato contro le cosche è costretto a sacrificare quota parte della propria libertà. Storie che legheremo con un unica matassa, per poi tornare a casa e assicurarci di non perdere il bandolo.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *