Rifiuti, la Forestale scova due cave abusive: otto gli indagati

25-300x198Otto indagati per gestione illecita di rifiuti e trasporto abusivo di rifiuti. Due terreni posti sotto sequestro, uno a Prato Sesia e uno a Barengo e 4.500 metri cubi di ghiaia scavata e venduta abusivamente. Sono questi i numeri delle ultime operazioni di Polizia che il Corpo Forestale dello Stato (con il comando di Carpignano Sesia a “tirare le fila” dell’operazione in quanto sede territoriale competente) ha messo in atto tra settembre e ottobre. Due operazioni che confermano ancora una volta, se queste accuse troveranno conferma in sede processuale, che il trattamento dei rifiuti e il movimento terre nascondono spesso angoli oscuri e nascosti.

Due operazioni distinte che delineano il territorio di Romagnano Sesia uno dei punti di snodo principali di questi traffici illeciti: secondo la Forestale, è proprio a Romagnano Sesia, infatti, che si trova l’impianti di lavorazione e trattamento della ghiaia (gestito dalla società Cave di Romagnano Sesia Spa) dove le terre provenienti dai due terreni sequestrati venivano indirizzate. Si scava abusivamente a Prato Sesia e Barengo e le terre vengono spedite a Romagnano Sesia per consentire un’operazione di “pulitura” attraverso un impianto che ne avrebbe certificato, una volta conclusa la lavorazione, l’idoneità come materiale inerte. E di qui sarebbe rientrato nel mercato lecito delle terre.

La prima operazione è cominciata il 29 agosto e vede indagate quattro persone (A.D.G., S.P., C.Z. e L.C.) a vario titolo per la gestione illecita e trasporto abusivo di rifiuti, abuso edilizio in zona agricola e sottoposta a tutela (era nella fascia di rispetto di 150 metri dal Sesia), fatturazione falsa e falso in atto pubblico. L’obiettivo era aprire una cava abusiva a Prato Sesia. Ad occuparsi della individuazione dell’area, la società di scavi movimento e trasporto terra (la Emtt di Prato Sesia che fa capo ai fratelli Di Giovanni) che non ha fatto altro che iniziare a scavare su alcuni terreni di sua proprietà e anche su terreni confinanti, ma di proprietà di altri. Da qui la contestazione anche del reato di furto aggravato, danneggiamento e invasione di terreni. La ghiaia abusivamente prelevata era poi venduta ad un impianto di lavorazione della ghiaia a Romagnano Sesia. Indagini in corso: sotto sequestro il terreno di provenienza di quei terreni e un grosso autocarro utilizzato per il trasporto. Sequestro ordinato dal Tribunale della Libertà di Novara. Si stima che circa 4.500 metri cubi di ghiaia siano stati scavati, lavorati e venduti illecitamente.

Seconda operazione a Barengo: qui le indagini sono scattate il 10 ottobre. Indagate quattro persone (D.M.B., A.F., G. A., S.P.) per i reati di gestione illecita di rifiuti e 6trasporto abusivo di rifiuti. Sequestrato un autocarro e l’intero impianto di lavorazione di ghiaia che si trova a Romagnano (ma non è dato sapere se si tratta dello stesso impianto destinatario delle terre di Prato Sesia). Il meccanismo, secondo gli investigatori, era questo: una società novarese (la Adm Scavi e Costruzioni Srl) acquistava il materiale che era stoccato nella Cascina Pomponio a Barengo. I terreni li aveva lecitamente stoccati in quell’area la società proprietaria della cascina: come lecito era stata la vendita di quei terreni alla Adm. Il materiale in questione era infatti considerato, secondo le norme vigenti, rifiuto (tipologia terre e rocce codice 170504, così identificata dal Settore Ambiente della Provincia durante una Conferenza dei servizi  tenutasi nel 2011). Dalla Cascina, quindi, i rifiuti uscivano lecitamente: era poi nel passaggio dalla Adm all’impianto di Romagnano che, secondo la Forestale, veniva alterato il loro codice identificativo. Erano rifiuti, infatti, e dovevano essere trattati da impianti autorizzati e che invece erano spediti a Romagnano, nell’impianto gestito dalla Cave di Romagnano Sesia Spa specializzato nella lavorazione della ghiaia (non autorizzato quindi al recupero di rifiuti). Anche in questo caso, il passaggio a Romagnano Sesia consentiva il “lavaggio” di quelle terre come inerte. Il Gip ha convalidato il sequestro richiesto dal PM.

Le due indagini sono ancora aperte per ritrovare eventuali altri responsabili e soprattutto per avviare le operazioni di bonifica dei siti posti in sequestro. Illeciti penali e anche amministrativi: il non rispetto delle norme, infatti, genera un ingiusto profitto per le società coinvolte e il mancato introito delle “royalties” per Comune e Regione.

Intanto proseguono le indagini per la cava abusiva a Carpignano Sesia con oltre 250 mila metri cubi di terreni illecitamente prelevati. Chiusa invece con il rinvio a giudizio dei responsabili l’indagine sulla cava abusiva a Ghemme.

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