Tredici arresti per la droga spacciata al bar FreePlay

Senza nomeSpacciavano la notte di Capodanno, si davano appuntamento nel solito bar di Settimo Torinese, al telefono chiamavano la droga in vari modi, anche Tennent’s, come la birra.

Tredici persone state arrestate con l’accusa di spaccio di stupefacenti: sette in carcere, sei ai domiciliari. In tutto una ventina di indagati. Tra gli arrestati anche il fratello e i nipoti di una «vittima eccellente» della guerra di mafia degli anni Ottanta: Gianni Carnazza, ucciso nel 1984 da un sicario vicino a un distributore di benzina in lungo Dora Voghera, a Torino. Il sicario, Salvatore Parisi, fu arrestato dopo l’agguato dalla polizia. Si pentì, confessò 16 omicidi e contribuì allo smantellamento del Clan dei Catanesi.

L’indagine
L’inchiesta, coordinata dal pm Stefano Castellani, ha impegnato per mesi i carabinieri della compagnia di Chivasso. Centinaia di intercettazioni telefoniche, pedinamenti, più alcuni sequestri di stupefacente. Nel corso dell’indagine, gli uomini del maggiore Stefano Saccocci hanno recuperato in un garage di corso Casale, a Torino, 65 chili di hashish. La rete di spaccio è stata scoperta nel corso dell’indagine sui Magnis, famiglia condannata di recente per associazione mafiosa. Tra le intercettazioni sono state isolate le conversazioni di Alessandro Montanaro, 35 anni di Settimo. Dalle sue parole è emersa «un’attività di spaccio di cocaina nei pressi del bar Free Play, a Settimo», gestito da Giuseppe Carnazza, 46 anni. A questa famiglia fa preciso riferimento il gip di Torino Sandra Recchione che ha firmato l’ordinanza di cattura eseguita ieri. «Durante le indagini – scrive il giudice accogliendo le richieste delpm- sono stati identificati alcuni componenti della famiglia Carnazza, di origine catanese e nota alle forze dell’ordine per i collegamenti che alcuni componenti del nucleo familiare hanno avuto in passato con esponenti della criminalità».

Attività in difficoltà
Sarà colpa della crisi o della concorrenza «dei videopoker» che drenano denaro, ma anche gli spacciatori devono fare i conti con la contrazione del mercato. 18906878Così capita a Giuseppe Carnazza che, sfogandosi con un amico, gli confessa di aver un debito di 400 euro con il suo fornitore all’ingrosso: nonostante il «rosso» riceve 25 palline di cocaina per saldare il pregresso. Il dialogo è registrato dai carabinieri con una cimice nascosta in un’auto. «C’ho 25 palline buttate là.. – dice Carnazza – che quello me le ha date lo stesso e devo solo uscirle (venderle ndr) però qua sembra che nessuno si droga più. E chi si droga, la vuole tutta a gancio (da pagare ndr)». L’amico, detto Gigi, è a sua volta debitore di Carnazza, che si lamenta e dice: «E tu che fai, parli che sei rovinato, però tutte le sere ti giochi 500 euro alle macchinette». Nonostante questi sfoghi, secondo gli investigatori, Carnazza, il padre Francesco, il fratello Giovanni, e gli altri arrestati, Sandro Privitera, Francesco Keoma Iemma, Davide Molino, Saverio Barbaro, erano «stabilmente introdotti nella rete del narcotraffico».

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