Camion bruciati, Gurgone condannato

camion bruciato

Condanna a due anni e 7 mesi di reclusione (il pm Giovanni Caspani aveva chiesto due mesi in più), giovedì mattina, 17 ottobre, in Tribunale a Novara, al processo per i roghi dolosi che distrussero alcuni camion delle società novaresi Cd Trasporti e Tmt Trucking nella notte tra il 30 e il 31 dicembre 2009.
Sul banco degli imputati c’è Francesco Gurgone, 26 anni, assente in aula e già in carcere per l’omicidio dell’imprenditore Ettore Marcoli (sette giorni fa la Corte d’Appello di Torino ha confermato l’ergastolo inflitto a Novara nel maggio 2012).
Per l’accusa, l’uomo sarebbe stato il mandante degli incendi, così come Alessandro Cavalieri, già condannato, con rito abbreviato, lo scorso anno, a 3 anni e 4 mesi.
Difeso dall’avvocato Davide Vitali, il 26enne ha sempre negato gli addebiti: «Su di me solo falsità. Con quegli incendi io non c’entro nulla». Gli accusatori erano i suoi complici, gli stessi coinvolti nel caso Marcoli, ossia Pino Lauretta, Andrea Mattiolo e Vincenzo Fagone (poi esecutori materiali degli incendi. Hanno patteggiato tutti e tre due anni negli scorsi mesi in udienza preliminare). E poi appunto Cavalieri, che lo ha chiamato in causa, scaricando su di lui la responsabilità.
Il difensore aveva chiesto l’assoluzione, evidenziando incongruenze e la non credibilità degli accusatori. «Come sempre rispettiamo la sentenza. Ora attenderemo le motivazioni e poi vedremo cosa fare. Di positivo c’è la concessione delle attenuanti, che ha portato a uno sconto di due mesi rispetto alla richiesta del pm. Una pena in linea con quelle inflitte agli altri personaggi coinvolti nella vicenda».
Tre i camion che andarono a fuoco quella notte: un quarto tentativo fallì. I roghi furono appiccati in modo seriale: alle 2 andò a fuoco una motrice parcheggiata in via Bonola, a Sant’Agabio, alle 2,30 le fiamme avvolsero un’altra motrice posteggiata in via Wild, mentre l’ultimo incendio si registrò alle 3 a Sozzago e distrusse un grosso camion Mercedes. A fallire fu un tentativo in corso XXIII Marzo a Novara.

A parlare per primo degli incendi, nell’ambito del racconto sui retroscena dell’omicidio Marcoli, fu Cavalieri (iniziale supertestimone della vicenda dell’omicidio, finito poi indagato), che puntò però il dito contro Gurgone quale mandante. Lauretta, Mattiolo e Fagone, successivamente, dopo l’arresto per l’omicidio dell’imprenditore, confessarono di essere stati gli esecutori materiali degli incendi, chiamando, però, in causa il medesimo Cavalieri come mandante. Lui si era difeso: «Mi chiamano in causa perché io li avevo accusati del delitto. Sono del tutto estraneo alle accuse, non avevo nessun motivo per avercela con Delprino (proprietario dei mezzi bruciati)». Per Cavalieri il suo ex socio Gurgone avrebbe fatto incendiare i camion per creare conflitti tra gli autotrasportatori, facendo cadere di volta in volta falsamente la colpa su uno o sull’altro, in modo che poi lui risultasse quello che non aveva problemi con nessuno e che offriva più garanzie nello svolgere i lavori.
Ma Lauretta sostenne (in incidente probatorio) che fu Cavalieri, istigato da Gurgone, a dare il mandato; e Fagone (con Mattiolo) confermò: «So che è stato Cavalieri a ordinarlo». Per gli inquirenti Lauretta, Fagone e Mattiolo sarebbero attendibili avendo puntato il dito contro Cavalieri in separata sede, mentre erano già in carceri diversi, senza possibilità di concordare le versioni. E comunque, sempre secondo l’accusa, Cavalieri sarebbe stato istigato da Gurgone.

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