’Ndrangheta, quella festa di nozze nel Novarese (“monitorata” dagli inquirenti) con 400 invitati

indexLombardia terra di ‘ndrangheta, e Novarese terra di scorribande di ‘ndranghetisti. Lo dicono ora non più soltanto le indagini delle Forze dell’ordine bensì anche sentenze della magistratura, in primis quelle relative alla storica inchiesta “Infinito” (300 arresti all’alba del 13 luglio 2010), divisa, a livello processuale, in due tronconi: nel primo, in abbreviato, si è già arrivati al 2° grado di giudizio (è quello che vede Rocco Coluccio condannato a 6 anni per concorso in associazione mafiosa), per quanto riguarda il secondo (con rito ordinario) proprio a ridosso del l’estate sono arrivate le motivazioni del verdetto di 1° grado. E proprio nelle 1400 pagine scritte dai giudici del Tribunale milanese per motivare una quarantina di condanne si documenta una sorta di summit nell’ambito di una festa di nozze tenutasi a Cressa nel giugno del 2008. Solo un episodio – eclatante – che si aggiunge a tanti altri già emersi nel corso delle indagini che hanno riguardato, oltre a Coluccio, anche altri due “novaresi”, ovvero Carmine Giuseppe Verterame, 41enne residente a Borgomanero, e il suo braccio destro Fabrizio Parisi, 41enne residente a Ghislarengo. Va ricordato che preoccupanti “sconfinamenti” delle “locali” lombarde al di qua del Ticino sono anche emersi nell’ambito delle indagini che portarono all’arresto del l’ex assessore regionale alla Casa del Pirellone, Domenico Zambetti, nell’ambito dell’inchiesta sul voto di scambio fra politici e cosche (processo in corso).

LE CONDANNE PER ASSOCIAZIONE DI TIPO MAFIOSO
Verterame e Parisi avevano scelto di essere giudicati, per concorso in associazione mafiosa, con rito ordinario, conclusosi a dicembre 2012. Il primo è stato condannato a 12 anni e 6 mesi; il suo uomo di fiducia, Fabrizio Parisi, a 10 anni e 6 mesi; e il presunto boss della “locale” di Pavia, Giuseppe “Pino”Neri, a 18 anni: quest’ultimo richiama a Rocco Coluccio, visto che l’imprenditore biologo novarese (condannato a 6 anni nell’altro processo in abbreviato, confermati in d’Appello, ma lui respinge tutte le accuse) avrebbe gravitato proprio intorno alla “locale” di Pavia. Verterame e Parisi (anche loro si dicono estranei ai fatti contestati) erano accusati di «aver fatto parte.. dell’associazione mafiosa denominata ’ndrangheta, operante da anni sul territorio di Milano e provincie limitrofe e costituita da numerosi “locali”, di cui 15 individuate, coordinate da un organo denominato “la Lombardia” in cui hanno rivestito un ruolo di vertice, nel corso del tempo, Barranca Cosimo fino al 15.08.2007, Novella Carmelo dal 15.08.2007 al 14.07.2008 (data del suo assassinio), Zappia Pasquale dal 31.08.2009 ad oggi; organo deputato a concedere agli affiliati “cariche” e “doti”, secondo gerarchie prestabilite e mediante cerimonie e rituali tipici dell’associazione mafiosa». In particolare Verterame, a quanto pare affiliato alla “locale” di Erba, avrebbe imposto «la sua presenza nel settore movimento terra attraverso più società intestate a familiari o prestanome», mentre Parisi, «quale persona di fiducia di Carmine Verterame», avrebbe collaborato con lui «nel settore del movimento terra», rendendosi «prestanome per conto di quest’ultimo» attraverso una propria ditta, e mettendosi «comunque a disposizione». La prova dell’affiliazione di Verterame arriverebbe da una intercettazione del 9 settembre 2009. Il suo presunto factotum Fabrizio Parisi avrebbe riferito al figlio di Verterame di «essere stato affiliato alla ‘ndrangheta con la dote di “picciotto”» e che, «unitamente al padre Carmine», avevano fatto parte «del “locale” di Varese». Ancora: il 31 gennaio 2010 «all’interno dell’auto di Carmine Verterame, il figlio di quest’ultimo e un altro soggetto argomentavano circa l’avvenuta affiliazione alla ‘ndrangheta del Parisi, dichiarando che questa era stata fortemente voluta da Carmine Verterame, che si era anche impegnato a garantire per lui. L’affiliazione del Parisi veniva commentata come un evento raro essendo lo stesso lombardo di nascita. L’altro soggetto testualmente riferiva: “… Perchè Fabrizio è stato fatto uomo sotto la cautela di tuo padre…tuo padre gli ha dato la parola a chi l’ha fatto uomo che gli corrisponde tuo padre, non è successo mai nella storia della ‘ndrangheta che un uomo milanese si è fatto un uomo della ‘ndrangheta calabrese…». Verterame, secondo l’accusa affiliato come detto «alla “locale” di Erba, mentre in passato era della “locale” di Varese e comunque legato alla consorteria denominata “cosca Arena -Nicoscia” di Isola di Capo Rizzuto», avrebbe avuto un ruolo fondamentale anche «nel favoreggiamento della latitanza di due catturandi, affiliati di spicco della citata cosca “Arena”, prendendoli in consegna, accompagnandoli in luogo “sicuro” consegnando loro denaro ed un’auto a noleggio nelle ore immediatamente precedenti la loro cattura». Verterame e Parisi operazione-infinito-300x261sono difesi dalll’avvocato Amedeo Rizza, che alla lettura della sentenza spiegò: «Non veniva tanto contestata l’appartenenza alla “locale” di Erba quanto l’esistenza di una struttura unitaria fra le varie cosche, appunto denonimata “la Lombardia”. Ebbene, noi contestiamo proprio il principio di questo organismo unitario. I miei due assistiti non hanno mai partecipato in Lombardia… alla “Lombardia”, hanno sempre operato in altre zone. Per quale motivo sono dunque stati associati alla “Lmbardia”?».

I giudici lo spiegano nelle motivazioni disponibili da questa estate. Ora la difesa proporrà appello. Pino Neri, avvocato pavese incaricato dai clan calabresi – stando ai giudici di primo grado – di portare l’organizzazione lombarda in una nuova fase dopo l’omicidio di Carmelo Novella (fino all’elezione del nuovo capo de “La Lombardia”, nel corso del famoso summit al “Centro anziani Falcone&Borsellino” di Paderno Dugnano del 31 ottobre 2009) appellerà come detto la condanna a 18 anni di reclusione; Carlo Chiriaco, ex direttore sanitario dell’Asl di Pavia, una condanna a 13 anni.

LA FESTA DI NOZZE CON 400 INVITATI
Nelle motivazioni della suddetta sentenza Novara e il Novarese ricorrono in più pagine. Ma un episodio è emblematico. 7 giugno 2008: gli inquirenti – scrivono i giudici – intercettano due noti soggetti che «si consultano sulla strada da percorrere per raggiungere un ristorante in Cressa, piccolo centro in provincia di Novara». Quel giorno viene celebrato il matrimonio fra «la nipote del capo del “locale” di Legnano» e un giovane «del “locale” di Seregno», e il ricevimento si teneva proprio a Cressa, in un noto ristorante (ovviamente di per sé l’evento non è un reato, e gli sposi, così come gran parte degli invitati e lo stesso ristorante, del tutto estranei alle indagini). Uno dei due intercettati «ha spiegato di avere partecipato al festeggiamento in quanto conoscente da parecchi anni del padre della sposa, che lo aveva invitato». Una interessante conversazione che si svolge tra tre invitati, di ritorno dai festeggiamenti di Cressa, Cressa_panoramaconferma invece «che durante il pranzo vennero affrontati argomenti ‘ndranghetistici». Innanzitutto i tre commentano negativamente il comportamento «(del “locale” di, ndr) di Corsico»: esordisce il primo dicendo che «questa mossa di Corsico non mi piace», seguito dal secondo che menziona uno degli invitati il quale avrebbe palesato freddezza nei suoi confronti («non avete visto che nemmeno a me mi ha salutato poco poco»). Si parla di “galateo” delle cosche e di riti legati anche ai matrimoni. Il primo chiede al suo capo locale consigli su come provvedere all’organizzazione del proprio matrimonio, previsto a breve in Calabria. Nelle risposte si trova conferma della distinzione tra gli inviti personali e quelli di rappresentanza, si comprende he esistono regole anche per l’allestimento dei tavoli, ivi compreso quello per gli affiliati di maggiore rispetto («quelli della pesante»). Gli interlocutori fanno anche un conteggio, stimando una media di tre partecipanti per ciascun “locale” («fate la media di tre a testa…») per un totale «di cinquantaquattro, dal che si desume che i “locali” considerati sono sedici». Vi sono poi da aggiungere gli invitati che provengono dalla Calabria («dalla Calabria vengono tutti… ne vengono una trentina…»). Cercano di regolarsi stimando quanti fossero i presenti al pranzo appena terminato («quattrocento eravamo») e l’interessato afferma di avere fatto un conto: «Li ho contati prima per il fatto del matrimonio mio… di là eravamo trenta». Tornando alle osservazioni degli inquirenti: «Sulla base del tenore delle conversazioni telefoniche e dell’analisi delle celle radio-base si è appurato che all’evento celebrato il 7 giugno 2008 a Cressa hanno preso parte numerosi esponenti dei “locali” lombardi… Vi erano dunque rappresentati i “locali” di Legnano, Rho, Mariano Comense, Corsico, Pioltello, Bollate, Erba». Annotano ancora i giudici: «Non sono poche le occasioni in cui si intrattengono lunghe discussioni sul tal matrimonio o talaltro, su chi abbia ricevuto l’invito e chi no e, soprattutto, se l’invito sia stato fatto a titolo di “locale” (e dunque in rappresentanza di esso) ovvero a titolo “personale”. Chiara tale distinzione, in quanto,se l’invito è, come dicono gli imputati, “locale”, saranno i responsabili a decidere chi vi parteciperà in rappresentanza. Così, tanto per fare un esempio, si esprime l’allora mastro generale de “La Lombardia” con riferimento ad inviti che la Calabria deve consegnare tenendo conto del numero dei “locali” de “La Lombardia”: “Ne devi mandare tredici, quattordici, quindici, sedici…perché qua sopra siamo tredici, quattordici o quindici. quelli che siamo, le mandi qua sopra e sappiamo noi a chi le dobbiamo dare…”». Nelle sentenza i giudici ne hanno individuati 15.

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