Appello Gurgone alle battute finali

foto_procuraUltima udienza prima di quella decisiva del 10 ottobre. Oggi è toccato all’avvocato Antonio Foti del foro di Torino completare la difesa dell’imputato. Bersaglio del suo intervento è stata l’attendibilità delle dichiarazioni di Lauretta e in particolare della sua versione dei fatti. Secondo il penalista è inverosimile che un giovane di 23 anni, con precedenti ma non gravi, possa essere dipinto come il boss di un gruppo criminale, capace di ordinare la morte di un uomo. «È impossibile che una persona lucida non ci ripensi» e in più incaricare dei sicari significa «porgere i polsi alle manette»: si sa che «meno sanno e meglio è».

A lasciare maggiormente perplesso l’avvocato Foti, tuttavia, è l’elemento della promessa di 15 mila euro ai membri del commando. Se fosse vero, «delle due l’una»: o Gurgone aveva intenzione di mantenere la promessa o voleva raggirare i suoi uomini. Nel primo caso l’accusa avrebbe dovuto verificare l’impossibilità  dell’imputato di pagare, nel secondo i membri del gruppo criminale non avrebbero certo reclamato il credito per vie legali.

Come nel primo grado, ha parlato Gurgone, che si è dichiarato innocente: «io ed Ettore ci vedevamo tutti i giorni e io lo aiutavo, non ho avuto nessun beneficio dalla sua morte». Ha poi continuato :«È difficile andare a dormire tutte le sere, a 26 anni, con il fine pena mai e spiegare a mio figlio perché non posso andare a prenderlo a scuola»; anche per questo «mi dispiace per il figlio di Ettore e per la famiglia, anche se loro non ci credono».

Giovedì 10 ottobre la sentenza

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