Confindustria Trapani. Il capo si ribella al pizzo e denuncia gli estorsori

Grazie alla denuncia di un imprenditore, che è anche il neo presidente di Confindustria a Trapani, ieri la polizia ha arrestato tre estorsori. Se fosse avvenuto da qualche altra parte, anche in altre parti della Sicilia, sarebbe stata la «solita» operazione anti-pizzo delle forze dell’ordine. Ma qui siamo a Trapani dove, per  stessa ammissione del presidente siciliano di Confindustria Antonello Montante, «tutti, o quasi, pagano il pizzo».

E la storia imprenditoriale della vittima che si è ribellata e ha denunciato, Gregory Bongiorno, a  capo della Agesp spa, azienda di Castellammare del Golfo che si occupa della raccolta dei rifiuti nell’isola e in altre regioni, sta lì a dimostrarlo: anche la sua azienda pagava, lo ha fatto dal 2005 quando i picciotti della famiglia mafiosa di Castellammare si presentarono nella sua ditta e pretesero il pagamento di quote arretrate di «pizzo» per diecimila euro; per gli estorsori la madre dell’imprenditore, Girolama Ancona, che fino alla  morte aveva retto l’azienda, non aveva voluto pagare. La donna già nel 2000 aveva denunciato le estorsioni. Buongiorno pagò, e lo fece per anni. Addirittura nel 2007 Fausto Pennolino, ristoratore di Castellammare, tra le persone arrestate ieri, prelevò l’imprenditore e lo portò ad un incontro con il boss Mariano Asaro, da tempo in carcere e anche lui destinatario dell’ordinanza di custodia emessa ieri dal gip di Trapani su richiesta della Dda di Palermo. Finì che pagò ancora, cinquemila euro stavolta.

mfront_libero_grassiPoi boss e gregari finirono in carcere e Buongiorno non pagò più. Ma il mese scorso, non appena uscito dal carcere, Gaspare Mulè, il terzo arrestato ieri, si è nuovamente fatto vivo con Bongiorno, pretendendo non soltanto la quota annuale ma anche sessantamila euro di arretrati per gli anni in cui l’imprenditore non aveva versato: «Li ho denunciati perchè andava fatto e sono certo che non mi pentirò – spiega Buongiorno, a capo di Confindustria Trapani dallo  scorso maggio- Non ho denunciato prima perchè il clima era differente, oggi ci sono le condizioni. Certe scelte vanno metabolizzate. Oggi Confindustria non è più quella che lasciò solo Libero Grassi».

Il padre di Gregory Bongiorno, Vincenzo, fondatore dell’azienda di famiglia nel 1971, fu ucciso nel 1989 in quello che gli investigatori ritennero «un regolamento di conti» perchè, nonostante fosse incensurato, era
ritenuto vicino alla vecchia mafia di Castellammare. Anche per questo, il «segnale» lanciato ieri agli  imprenditori e ai commercianti trapanesi è molto forte: «E’ la prima volta in questa provincia – dice il capo della Mobile, Giovanni Leuci – che un imprenditore vittima del racket spontaneamente formalizza una denuncia contro gli estorsori. Dieci anni fa non sarebbe avvenuto». Un gesto che il ministro per la semplificazione Giampiero d’Alia definisce «eroico» e che gli industriali siciliani portano ad esempio del nuovo corso come, dice Montante, «un atto di estremo coraggio». Che in Sicilia è ancora un atto di eroismo.

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