Confiscata la villa al latitante. Ma in Comune nessuno lo sa

«Nicola Assisi? Ma chi, quello che arrestarono tanti anni fa? E chi lo ha più visto qui». San Giusto Canavese è un pugno di case sdraiate sulla pianura canavesana. Ville in sequenza, giardini curati e palazzine di due piani che si estendono, una dopo l’altra, dalla piazza del Municipio e arrivano ad abbracciare la campagna. Una delle ultime case è una villa che non finisce più: la proteggono alberi alti quasi 5 metri, cancelli, muri invalicabili e telecamere. Dopo, ci sono soltanto campi di meliga. È questa la villa di Nicola Assisi, originario di Grimaldi, il superlatitante ricercato in mezza Europa, uno che deve ancora scontare 14 anni di carcere per traffico internazionale di droga e associazione per delinquere. La Dia, che lo cerca ormai da 5 anni, lo considera uno dei più pericolosi e importanti trafficanti di cocaina, uno che ha collegamenti con i più importanti cartelli colombiani e della ‘ndrangheta. La sua casa, valore stimato oltre un milione e mezzo di euro, gli è stata confiscata 2 anni fa: lo dice una sentenza della Cassazione del 2011. Eppure qui continuano a viverci, come se niente fosse, la moglie di Assisi e i tre figli. Il sindaco, Giosi Boggio dice che non sa nulla della confisca«Nessuno ci ha comunicato mai niente» taglia corto. Poi aggiunge: «Eppure, se davvero fosse così per il nostro Comune sarebbe una manna dal cielo, ci metteremmo l’asilo nido lì dentro». E in effetti questa sarebbe anche una storia semplice, se non fosse che, come spesso accade, la burocrazia alla fine ci ha messo lo zampino. Ad esempio non è chiaro se sia stata effettivamente disposta dal Tribunale di Torino l’esecuzione della confisca dopo la sentenza della Cassazione. Perché soltanto a quel punto il Comune potrebbe vantare diritti su quella villa e obbligare chi ci vive ad andarsene. Basterebbe che il sindaco o qualche impiegato degli uffici comunali cercasse di capire che cosa sta accadendo contattando l’agenzia per i beni confiscati. Anche la minoranza consigliare, tempo fa, aveva sollecitato la giunta a prendere una posizione. «Paura della famiglia Assisi ?Ma non scherziamo» taglia corto Boggio. L’ex sindaco del paese, Francesco Ferraris, era uno che conosceva bene Assisi. E conosce bene la storia del superlatitante. «All’epoca ne parlò l’intero paese per settimane. Restammo tutti di sasso quando fu arrestato». Era il 1997 quando gli uomini della Dia arrivarono ad un capannone di Feletto, il cui proprietario era proprio Assisi, uno che ufficialmente faceva il tabaccaio e gestiva un bar a Feletto, ma che in realtà tesseva da tempo rapporti con le cosche calabresi. Trovarono 200 chili di cocaina, polvere purissima arrivata dalla Spagna.Poi il processo. Quindi la fuga, nel 2008.Da allora nessuno lo ha più visto.

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