«La mafia prepara un attentato a Di Matteo, a Palermo arrivati 15 chili di esplosivo»

PALERMO – Il progetto di un attentato al pm di Matteo. La modalità sempre quella: il tritolo. Cosa nostra starebbe organizzando l’agguato mortale al magistrato. A Palermo sarebbero già arrivati 15 chili di esplosivo. È il quadro allarmante dipinto circa un mese fa agli investigatori – secondo alcuni quotidiani – da un confidente legato al traffico di droga e ritenuto abbastanza attendibile. L’uomo non avrebbe fatto nomi, ma il maggiore indiziato è il pm Nino Di Matteo, al quale è stata rafforzata la scorta, con l’aggiunta di tre carabinieri del Gis, il Gruppo intervento speciale.

SUMMIT DI CAPIMAFIA – Ci sarebbero, secondo «gola profonda», almeno quindici chili di esplosivo e un telecomando, da tempo a disposizione di Cosa nostra che sarebbe intenzionata a intervenire al più presto. Una riunione operativa, riferisce l’Agi, un summit di capimafia, avrebbe mobilitato il clan di Brancaccio. Una nuova pagina inquietante, dunque, della serie di intimidazioni e segnali che hanno avuto come destinatario Di Matteo, ma anche altri colleghi, non ultimo il pm Roberto Tartaglia la cui casa di recente è stata oggetto di una strana intrusione.

L’INCHIESTA – Di Matteo, con altri tre colleghi, rappresenta l’accusa nel processo sulla trattativa Stato-mafia ed è sotto procedimento disciplinare per aver confermato in un’intervista l’esistenza delle intercettazioni telefoniche tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino.

ATTESTATI DI SOLIDARIETÀ L’Associazione Nazionale Legalità e Giustizia, «appreso l’innalzamento del livello di protezione dovuto alle nuove minacce e alle nuove informazioni acquisite da fonti investigative e giudiziarie, esprime piena solidarietà al Sostituto Procuratore di Palermo Nino Di Matteo. A lui vogliamo esprimere la nostra vicinanza, impegnandoci a mantenere alta l’attenzione sul lavoro dei giudici palermitani impegnati nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia affinchè non vengano lasciati soli come, la storia ci insegna, già successo in passato.

INGROIA «Il mancato potenziamento del 416 ter lascia i magistrati da soli. Per questo voglio esprimere la mia solidarietà a Nino Di Matteo; perchè, nonostante l’atto dovuto del rafforzamento della scorta si capisca che il vero sostegno a chi lotta per sconfiggere la mafia si dà con la politica, non con l’isolamento». Lo ha detto Antonio Ingroia, ex collega di Di Matteo alla Procura di Palermo e presidente di Azione Civile. «Lo dico da sempre che bastava aggiungere tre parole all’attuale formulazione dell’art.416 ter: ‘o altre utilità», aggiungendo così al denaro i favori politico-amministrativi come tipica moneta di scambio usata dai politici per ottenere la promessa mafiosa di voti. La maggioranza si è impegnata a fare la modifica e il Presidente Grasso ha ricordato Borsellino alzando come vessillo dell’antimafia la modifica del 416 ter. Ma così non va perché ci troviamo ancora una volta di fronte ad una legge truffa. Un passo avanti e quattro indietro con una mano tesa ai politici collusi. Questo Parlamento, eletto con una legge incostituzionale, è incapace di vere riforme. Si limiti a farne una sola, quella elettorale, in modo da poter essere sciolto in qualsiasi momento e poter restituire la parola agli elettori che avranno imparato la lezione. Da questa classe politica abbiamo in questi giorni l’ennesima prova che non ci si può fidare, compresi ex-magistrati che occupano ruoli di enorme peso istituzionale», ha concluso.

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