Arrivederci comandante

Tredici anni passano in fretta e quando ti senti ormai a casa è già ora di ripartire. «Torno in Veneto, a Treviso, dopo aver imparato ad apprezzare questo territorio tanto particolare, direi unico».
Franco Lattanzio, lascia il posto di comando del Corpo Forestale dello Stato a Novara, assunse l’incarico nel 2010 con il trasferimento di Alessandra Stefani a Torino, e con l’incarico anche una situazione profondamente diversa da quella trovata all’arrivo nel gennaio 2000. «Il primo impatto con il novarese fu impressio- nante – spiega – venivo da Belluno, un territorio di montagna, lontano dai grandi interessi, e mi ritrovai in un territorio profondamente antropizzato. Nel novarese non c’è un centimetro di terra che non sia stato trasformato dall’uomo… altro che pianura monotona, per chi sa leggere il territorio, c’è una ricchezza infinita tra le risaie».

Un “forestiero” che prende confidenza con Novara e dintorni e a cui non sfugge «la capacità di mantenere una propria identità forte nonostante la vicinanza con il milanese, forse anche per una notevole consapevolezza della propria storia». Un testimone delle trasformazioni che nell’ultimo decennio hanno attraversato il territorio tra Ticino e Sesia. «Con la dottoressa Stefani – illustra Lattanzio – individuammo un percorso ed una strategia operativa chiara: un controllo capillare ed interventi, magari poco appariscenti, ma efficaci e puntuali: la percezione della legalità sta tutta qui». Una ricetta semplice che consente di far coincidere le necessità, dettate dall’organico ridotto, al compito di controllo. «Un’operatività costante che conferisce – precisa – medesima dignità a piccoli interventi e importanti operazioni». Non che gli interventi di rilievo mancassero, il sequestro di terreni di proprietà della cantina di Fara per smaltimento illecito di rifiuti nel 2002, quello sull’impianto di compostaggio di Bellinzago (2003) per il medesimo reato, ma fino al 2006 la situazione novarese viveva in uno stato di fermo immagine. «Ogni anno – spiega Lattanzio – stendiamo un rapporto sulla criminalità ambientale e fino alla metà degli anni 2000 non si evidenziavano casistiche che riconducessero a forme di criminalità organizzata. Certo è che il fatto che non siano riscontrabili escluda la loro presenza, tant’è che nel rapporto 2007 per la prima volta inserii questa considerazione».

I recenti arresti per ‘Ndrangheta, le indagini milanesi che sempre più coinvolgono il territorio, l’omicidio Marcoli, confermano quella intuizione. «Le grandi trasformazioni oltre il Ticino – argomenta Lattanzio – la presenza di importanti spazi per conferire rifiuti e scarti di cantiere portano a considerare il territorio novarese come un’area da tenere sotto controllo e non certo facile da controllare poiché spesso i confini amministrativi rappresentano dei muri difficili da superare che impediscono di dare uno sguardo complessivo sulle dinamiche in atto».

Il novarese, insomma, è un territorio ricco ed affascinante, ma nasconde anche grandi criticità, quella del business del movimento terra in primis. «E’ il settore che più ci ha impegnati – chiarisce Lattanzio – e su cui inviterò il mio successore (possibile la temporanea reggenza del Comandante Martinoli del Vco in attesa del nuovo incaricato, ndr) ad insistere sperando che aumentino gli strumenti a sua disposizione». Non sono, infatti, un mistero i problemi legati all’attuale normativa. «Serve – puntualizza – una revisione della normativa nazionale che sappia interpretare le dinamiche territoriali, predisponga un impianto sanzionatorio forte e che dia gli strumenti necessari per operare agli agenti di polizia giudiziaria».

Mettere mano alla norma nazionale, insomma, senza trascurare quella regionale, «con sanzioni proporzionali al reato commesso e alle quantità estratte illecitamente», e potenziamento degli strumenti localizzati sul territorio. «La Provincia di Novara è stata la prima a varare un piano cave che contingenta le quantità di materiale da estrarre» illustra Lattanzio ricordando poi una delle peculiarità di quel Protocollo Cave riunitosi martedì mattina a Palazzo Natta dopo un anno di stasi. «Il controllo è uno dei punti di forza del documento: ogni due mesi un controllo a campione effettuato in contraddittorio, ovvero con un campione nei laboratori dei consulenti dell’azienda un altro in quelli di Arpa… serve il personale per effettuare le veri- fiche e una programmazione attenta delle stesse».

Emanuele Navazza

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