Novara al centro della nuova operazione antimafia piemontese

Il Procuratore Capo di Torino, Gian Carlo Caselli

Sono sette i soggetti tratti questa mattina in arresto durante l’operazione antimafia piemontese coordinata dallo Sco di Roma (pm Ausiello, Abbatecola e Sparagna) e destinata a dipingere ancora una volta il Piemonte come terra di effettiva “colonizzazione mafiosa”.
Alle prime luci dell’alba, infatti, sette presunti individui vicini alla ’ndrangheta calabrese da tempo infiltrati in Piemonte e nel Nord Ovest, nell’area di Volpiano, Biella e Novara, sono stati raggiunti dai reparti della squadra mobile della polizia.

Il reato contestato è quello di turbativa d’asta con l’aggravante del favoreggiamento mafioso. La ricostruzione degli inquirenti vuole infatti che i fratelli Portolesi, Vincenzo e Pietro Paolo, per un certo periodo residenti stabilmente nel Novarese a Trecate, abbiano architettato un piano per rientrare in possesso di un parco automezzi confiscatogli dopo le ordinanze dell’operazione Minotauro.
A seguito della maxi inchiesta torinese del giugno 2011, infatti, i due venivano riconosciuti e condannati come organici al clan di Volpiano.
Per riacquisire la proprietà dei 17 mezzi pesanti (ruspe,trattori, rimorchi), si attivano e contattano i fratelli Lorenzo e Giuseppe di Giovanni per intercedere nella ricerca di ipotetici acquirenti prestanome. Una volta vinta l’asta giudiziaria di riassegnazione dei beni confiscati, questi dovevano tornare nelle mani dei Portolesi, e al minor costo possibile.

Nomi che ritornano, certamente non nuovi nel panorama giudiziario del nostro territorio. Giuseppe di Giovanni infatti è contestualmente a questa operazione processato e condannato in primo grado per usura, e per frode assicurativa nell’operazione “Ghost Truck“.
Nonostante le vicende penali comunque la lista dei contatti si attiva, tanto che l’agenda dei Di Giovanni muove Francesco e Onofrio Pirrello, originari di Alcamo (TP) ma anch’essi residenti per un certo periodo nel Novarese, a Prato Sesia nello specifico, e attivi soprattutto nel Bresciano. I due parteciperanno alla gara, minacciando i concorrenti e aggiudicandosi la competizione con un solo rilancio di mille euro più alto della base d’asta. Insomma, obiettivo risparmio conseguito al massimo delle possibilità.
«Non servono minacce esplicite – ha spiegato questa mattina a Torino il Procuratore Capo Gian Carlo Caselli – Quando un mafioso ti dice “senti, è meglio che non partecipi all’asta giudiziaria”, le persone destinatarie di questo genere di messaggio preferiscono lasciar perdere e andarsene da un’altra parte».

Missione compiuta? Non ancora. Gli automezzi vengono così fatti figurare, sempre secondo gli inquirenti, come capitale di una azienda fittizia, creata ad hoc per la turbativa d’asta, e che vede alla direzione un giovanissimo Antonio Pizzata, calabrese di classe 1992, residente formalmente anche esso a Novara, nonostante abitasse nel Milanese. Una giovane promessa forse nella rete dei contatti mossa dai Di Giovanni, che a solo 21 anni viene catapultato in Piemonte per prendere parte alla scacchiera di finzioni e minacce.

Una nuova operazione antimafia dai molteplici significati, soprattutto per il territorio della provincia novarese. La scelta, prima di tutto, della quasi totalità dei soggetti coinvolti di prendere residenza anche solo in via formale nel nostro territorio, non può che ricordarci che nessun luogo è immune dall’appetito criminale. Non fosse per la possibilità di generare profitti illeciti (il business delle cave ci dice comunque il contrario), evidentemente il nostro territorio si configura come una delle migliori località di soggiorno, dove svernare fino a tempi migliori – come nel caso di Francesco Vasile – o solo semplicemente per gestire i propri interessi economici oltreconfine.
Infine, la rilevanza del clan di Volpiano in questa vicenda non può e non deve  essere considerata casuale.
D’altra parte fu proprio Rocco Marando, uno dei due pentiti chiave del processo “Minotauro”, a testimoniare agli inizi di quest’anno : «La ’ndrangheta ha interessi nell’edilizia. Vi dico solo questo: quando è stata rifatta l’autostrada Torino-Milano, la parte al di qua di Novara era di quelli di Volpiano, la parte al di là di Novara era dei milanesi».
Per Novara l’epoca da periferia della tranquillità è definitivamente finita.

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