Costi della politica, primi indagati

Coinvolto almeno un terzo dei consiglieri di tutti i gruppi della scorsa legislatura di Enrico Martinet Soldi che finivano sul conto bancario personale dei consiglieri, oppure cash, o, ancora, girati al partito per spese varie, da acquisto di alimenti a organizzazione di feste. Costi della politica, prima parte dell’indagine cominciata a ottobre dai finanzieri della sezione di polizia giudiziaria e coordinata dal procuratore Marilinda Mineccia. Da ieri è finito sul registro degli indagati almeno un terzo dei consiglieri regionali della passata legislatura. Ipotesi di reato: peculato e finanziamento illecito ai partiti. La guardia di finanza ha verificato le spese dal 2009 al 2012 dei contributi pubblici destinati ai gruppi consiliari. E dopo otto mesi l’ipotesi di reato coinvolge tutti e sei i gruppi della passata legislatura: Uv, Alpe, Stella alpina, Pdl, Pd e Fédération autonomiste. Le responsabilità, come spiega il procuratore, «sono variegate». Non c’è stato cioè un comportamento univoco. Proprio a ottobre si era scoperto (con la stessa ammissione del partito) che il Pd pagava attraverso il denaro pubblico per il funzionamento del suo gruppo i contributi Inps dei consiglieri. L’inchiesta ha avuto l’incipit, mentre indagini analoghe erano già state avviate in altre Regioni. L’iscrizione nel registro degli indagati dei consiglieri (i conti sono stati gestiti dai presidenti o dai tesorieri dei singoli gruppi) non è ancora conclusa. Ora che i possibili illeciti sono stati delineati, i finanzieri dovranno ricostruire la «via del denaro»: come sono stati dati e a che cosa sono serviti. La verifica ha due obiettivi: la giustificazione e l’inerenza della spesa sia per quantità sia per indirizzo. La domanda cui rispondere è se quel denaro pubblico è stato speso dai gruppi e dai singoli consiglieri nell’ambito dell’attività istituzionale. Finora l’inchiesta ha, al contrario, rivelato una confusione tra attività politica, cioè inerente al partito di appartenenza, e istituzionale. Una distinzione che non sempre viene fatta e le recenti domande inoltrate dalla Presidenza del Consiglio regionale alla sezione di controllo della Corte dei Conti ne è dimostrazione. L’attività di propaganda partitica, che viene svolta soprattutto durante le campagne elettorali, non può rientrare nei costi istituzionali dei gruppi consiliari o dei singoli consiglieri. Nella trascorsa legislatura ogni anno ai gruppi venivano versati circa 600 mila euro, suddivisi tra i gruppi a seconda dei seggi. Nel 2011 i sei gruppi consiliari hanno avuto 584.826 euro. L’Uv ha ottenuto 229.958 euro; l’Alpe 98.574; la Stella alpina 80.097; il Pdl 78.859; il Pd 59.144 e la Fédération autonomiste 39.429. Le spese, secondo normative regolamenti, devono essere rendicontate. I soldi non possono essere spesi se non per attività che riguardino il Consiglio regionale.

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