Borgo Pulito un anno dopo: dialogo con Giovanni Caspani

Il 30 maggio 2011 un blitz dei carabinieri porta all’arresto di 14 persone. È l’operazione “Borgo Pulito” che porta alla luce un giro di usura da oltre 7 milioni di euro. Un giro con ramificazioni anche a Milano, Busto Arsizio, Napoli e Trapani. Il 20 marzo del 2012 altre 5 persone vengono arrestate dalla procura di Busto Arsizio nel filone Lombardo dell’inchiesta.
Per la prima volta la provincia di Novara viene interessata da un’indagine sull’usura che porta alla luce un vero sistema criminale e non singoli episodi. Un anno dopo gli arresti ci incontriamo con il sostituto procuratore Giovanni Caspani, che ha coordinato le indagini, per capire come si è arrivati a Borgo Pulito e come si è cosa è cambiato nel novarese nel corso dell’ultimo anno.

Borgo Pulito per usare le parole di Giovanni Caspani «nasce casualmente» da alcune intercettazioni effettuate durante le indagini su un incendio doloso avvenuto a Cureggio. «Intercettando i telefoni di soggetti che potenzialmente erano coinvolti nell’incendio si comprende subito che erano vittime di usura». Figura centrale delle indagini l’imprenditore edile Pietro Raso, residente a Borgoticino. Raso «si è trovato nell’agosto del 2007 ad avere un debito di 150 mila euro. Non aveva i soldi per coprire i 150 mila euro che doveva usare per pagare i dipendenti e forse anche qualche fornitore, allora ha chiesto aiuto a dei soggetti. Uno di questi soggetti lo ha messo in contatto con la famiglia del clan Valle della ‘ndrangheta. Sapendo che erano ‘ndranghetisti e lo sapeva anche Raso».

L’imprenditore inizialmente pensava di riuscire restituire il capitale e gli interessi in poco tempo, recuperando i crediti vantati verso alcuni clienti, ma i soldi non arrivano e Raso «si è trovato a settembre che non poteva pagare il capitale, è riuscito a pagare la prima tranche di interessi, salvo però ottenere una dilazione sul pagamento del capitale con ulteriore aumento degli interessi e per la seconda tranche ha cominciato ad avere difficoltà». È a questo punto, di fronte alle minacce di Fortunato Valle, che Raso decide di rivolgersi ad altri usurai, nel tentativo di riuscire a pagare almeno gli interessi mensili al prestito iniziale. Da questo momento inizia una spirale perversa che si allarga continuamente, coinvolgendo sempre più persone tra vittime e usurai. «Per pagare gli interessi dei primi e gli interessi del secondo si rivolge a un terzo e così via. La cosa impressionante è che si è rivolto a soggetti campani, soggetti calabresi, soggetti siciliani. Li ha toccati tutti».

In questo modo nasce il sistema smantellato dall’operazione Borgo Pulito. Un sistema sempre più vasto e complesso. Se inizialmente i giri di denaro avvenivano principalmente in contanti, ben presto tra le persone coinvolte si sviluppa un vorticoso giro di assegni e cambiali. «Gli usurai iniziano ad accettare anche assegni e titoli di credito con la speranza che chi emetta questi assegni sono soggetto non protestati e quindi ha interessi a pagare per non vedersi a sua volta protestato. Io ti do 5 mila euro e tu mi dai un assegno a garanzia di 6 mila e 500 euro a scadenza di un mese io faccio conto sul fatto che tu lo onorerai in un modo o nell’altro perché non vuoi essere protestato».
La maggior preoccupazione delle vittime era quella di coprire gli assegni entro la loro scadenza. «Ci sono delle telefonate frenetiche alla scadenza tra Raso e quegli artigiani fornitori ai quali si era rivolto per avere assegni e cambiali perché alla scadenza di questi assegni o cambiali, questi lo chiamavano dicendo “dobbiamo coprirlo questo assegno, noi non possiamo permetterci di essere protestati” allora magari loro ci mettevano il 50%, il 50% lo metteva Raso. C’era una sorta di colletta per coprire l’assegno».
Il tutto con alle spalle l’ombra della criminalità organizzata. Se il coinvolgimento del clan Valle è rimasto circoscritto al prestito iniziale a Pietro Raso, il pericolo di infiltrazione mafiosa ha riguardato alcuni soggetti legati agli usurai campani. Secondo Caspani «c’erano delle telefonate in cui emerge l’intenzione di mettere in contatto Raso con dei soggetti che non sappiamo chi siano, che avrebbero rilevato tutta l’attività imprenditoriale di Raso, chiudendo così anche tutti i rapporti debitori che lui aveva». Intenzioni sventate però dagli arresti della Procura di Novara.

Tutto questo sistema è stato ricostruito grazie alle intercettazioni e ai sequestri di documentazione. «La cosa che è significativa è che nessuno ha denunciato nessuno. L’indagine è stata possibile casualmente grazie ad una intercettazione per un altro fatto. È anche vero che poi con la mole di intercettazione e alla di documenti sequestrati assegni, cambiale e scritture private, le persone offese quasi tutte hanno ammesso».
Un anno dopo Borgo Pulito però la lezione non sembra essere stata assimilata, nonostante l’ampia risonanza dell’indagine. «Risonanza credo di sì – commenta Caspani – che la gente impari qualcosa dalle nostre indagini io sono molto pessimista. E questo lo dimostra il fatto che nonostante questi risultati non saranno eclatanti, però significativi, non è che aumentino le denunce. E questo è significativo del fatto che secondo me la gente se ne frega abbastanza».

Mancano le denunce per paura, ma anche per opportunismo. «Non si denuncia perché c’è una mentalità che comunque hanno ottenuto un beneficio e tendenzialmente verrebbero tagliati fuori da qualsiasi canale. Già è tagliata fuori dai canali ordinari del credito. Se denuncia vengono tagliati fuori anche dal canale usuraio”. E Giovanni Caspani non riesce a trattenere un po’ di amarezza, nonostante gli ottimi risultati investigativi. «Io mi arrabbio perché vorrei sapere cosa sapevano tutti, cosa hanno taciuto, perché non dicono niente, perché le voci in questa città non si concretizzano mai in qualcosa come un esposto o una denuncia».
Appunto, perché?

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