Ecomafie, serve una “bonifica culturale”

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“Il fenomeno delle ecomafie non va osservato solo da un punto di vista. Oltre a quello giuridico, bisogna approfondire l’aspetto politico-economico e sociale”. Antonio Pergolizzi apre così la presentazione al pubblico novarese del suo libro-inchiesta “ToxicItaly”, lo scorso venerdì alla libreria Lazzarelli di Novara. L’appuntamento, organizzato dall’associazione Libera, ha evidenziando le numerose implicazioni del lavoro di Pergolizzi sul piano locale. “Il sistema delle Ecomafie – ha chiarito l’autore siciliano – rappresenta un pezzo dello sviluppo dell’intero Paese”. Un messaggio forte, suffragato dai numeri: il giro d’affari del mercato dei rifiuti si aggira ogni anno intorno ai 90 miliardi di dollari. Un numero esorbitante riferito al solo traffico legale. Come per ogni settore economico, bisogna però fare i conti con il famigerato sommerso. In questo caso ammonta a oltre 30 milioni di metri cubi di “monnezza”, che ogni anno scopare dai radar. Che fine fanno tutti questi materiali? “Nelle discariche, legali e abusive, nelle cave, in fondo al mare e, sempre più, nei cantieri”. Nonostante il pomeriggio afoso, una cinquantina di cittadini resta incollata alla sedia, per sentire da Pergolizzi “cosa c’è sotto”. “Questo business, più redditizio e meno rischioso di quello del traffico di stupefacenti, fa gola ormai a molti”, spiega Pergolizzi. “Una deriva che possiamo arginare incalzando le amministrazioni e lo Stato, aiutando le forze dell’ordine e studiando i precedenti giudiziari. Ancor di più – aggiunge Pergolizzi – facendo una forte attività di moral suasion perché anche in Italia sia introdotto il reato di inquinamento, che ad oggi prevede solo sanzioni”. Guardando al Novarese, il “problema monnezza” si lega a doppio filo con l’attività estrattiva e non solo. Già, perché nel volume ToxicItaly, il territorio tra Il Ticino e il Sesia si ritrova protagonista. L’inchiesta “Replay” associa le scorie del sito inquinato di Fagnano Olona con le colline novaresi, mentre la chiusura della discarica di Ghemme con le terre di bonifica della Ex Beatrice di Borgomanero coinvolge Daneco, azienda finita sotto processo per un analogo incarico in quel di Pioltello. Non solo, guardando al “sistema” ormai noto, l’allarme, dalle cave si sposta anche sulla realizzazione delle infrastrutture; altra occasione di “riempimento”, come riportato dalle cronache sul caso della tangenziale di Romagnano. Le leggi ci sarebbero, ma spesso restano inapplicate in virtù anche di assenza di regole in ambito locale. Non a caso si parla di deregulation. “Una questione culturale – osserva Pergolizzi – che tralascia le tante implicazioni legate alla gestione degli scarti, delle scorie di qualsiasi natura”. Un cocktail micidiale, se consideriamo l’attività estrattiva. D’altronde, “ogni buco va in qualche modo riempito” e la norma attuale lascia troppo spesso “disarmati”. Non lo nasconde Franco Lattanzio, Comandate provinciale del Corpo Forestale, che nell’incontro organizzato da Libera la stessa sera, presso la Barriera Albertina, parla apertamente di necessità di intervenire sulla Legge Regionale 69 del ’78. “Troppo datata per supportare concretamente i buoni risultati conseguiti ultimamente da Forestale e Carabinieri nelle attività di controllo ”. E allora, che fare? “L’operazione denominata Replay – continua Lattanzio – insegna che ogni volta siamo di fronte a un film già visto”. Fino a quando coloro che scavano più del consentito dovranno pagare una sanzione di poco più di 1000 Euro, “il gioco varrà sempre la candela”, a maggior ragione se il business risulta ancor più redditizio conferendo materiali illeciti. Serve dunque invertire la rotta. Ci stanno provando le amministrazioni locali. Dapprima il Comune di Romentino, che dopo anni di dubbia amministrazione, spinto dal caso dell’omicidio dell’imprenditore Ettore Marcoli, ha finalmente approvato in Consiglio un documento che regola l’attività estrattiva. Anche la Provincia di Novara ha presentato, prima in Piemonte, un nuovo Piano Cave: più strumenti ai singoli Enti e più condizioni per concedere i bandi per l’escavazione e il riempimento. Una politica che ha prodotto il recente protocollo con Prefettura e Questura. “Un accordo innovativo – ha ricordato l’Assessore Claudio Nava – che, tra le altre cose, obbligherà i cavatori dell’Ovest Ticino a procedere al riempimento soltanto con rocce da scavo”. Strumenti efficaci? Ai posteri l’ardua sentenza… Quel che conta è che siano un primo passo verso quella “bonifica culturale”, in grado di rappresentare il vero motore di un cambiamento duraturo e nell’interesse di tutti.

Emanuele Navazza e Paolo Torelli

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