24 ore senza notizie da Pino: alcune considerazioni

Sgombriamo il campo, almeno per un momento, dalla rabbia e dall’indignazione che in queste ore montano come una marea nera nelle nostre coscienze.
Lo schifo, la nausea, non devono annebbiare il nostro ragionamento. Ci dobbiamo provare.
Ci dobbiamo provare perchè dobbiamo porci e porre delle domande, e dobbiamo avere la fermezza di pretendere delle risposte.
La prima domanda è: perchè ogni qualvolta Pino si reca in Calabria succede qualcosa?
La seconda domanda , fatta fuor di retorica, è: che paese è quello che toglie la scorta a Pino Masciari?
La terza domanda è: che significato vogliamo dare NOI a tutto questo? Che insegnamento ne possiamo trarre? Quale la denuncia che ne può uscire? Quando le forze dell’ordine chiamano la moglie di Pino per sapere se ‘per caso sa dov’è suo marito?’, noi cosa dobbiamo pensare?
Perchè noi DOBBIAMO pensare, prima di farci riprendere dalla rabbia, dallo sconforto, dalla consapevolezza di vivere in un paese che non si prende cura di chi per lo Stato e per le Istituzioni ha dato TUTTO.
Ed in ultimo: è davvero tempo che chi ne ha facoltà, si renda conto che Pino Masciari viaggia per l’Italia con un intento chiarissimo, e con una sola missione: portare nei cuori e nelle menti dei ragazzi il messaggio per cui vale sempre la pena lottare e non piegarsi mai. Legalità, trasparenza, lotta a tutte le mafie.
Pino Masciari non fa gite di piacere alle quali la scorta deve accompagnarlo, come fosse un contentino.
Se invece così si pensa, chi può si prenda la resonsabilità di scrivere a chiare lettere e poi firmare un documento che attesti come la famiglia Maciari non è in pericolo di vita e che quindi non necessita più di una scorta.
E adesso, possiamo anche farci riprendere dall’angoscia e dalla rabbia.

Pierluigi Ubezio – Amici di Pino Masciari

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