Don Marcello Cozzi ad Arona: “con il racket e l’usura non ci paghiamo la crisi”

Don Marcello Cozzi, vicepresidente di Libera e presidente della fondazione antiusura “Interesse Uomo“, è stato ieri ospite dell’osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara per promuovere una serata di confronto e analisi sul tema del contrasto all’usura e al racket.
L’incontro dal titolo “Racket e usura in tempo di crisi“, svoltosi al circolo ARCI Meltin’Pop di Arona, ha visto la partecipazione tra il pubblico del prefetto di Novara, il dottor Giuseppe Adolfo Amelio, del prefetto di Verbania, il dottor Francesco Russo, del procuratore Giovanni Caspani (procura di Novara) e del procuratore Mario Andrigo (procura di Vigevano).
La presenza delle suddette partecipazioni istituzionali, si qualifica non solo come un’ulteriore vicinanza data dagli organi di prevenzione e controllo del territorio al lavoro svolto nell’ultimo anno dall’osservatorio provinciale, ma anche in funzione di una vicinanza tematica al problema, ulteriormente tangibile sul suolo novarese a seguito dell’operazione “Borgo Pulito” (curata dallo stesso procuratore Caspani). Quest’ultima operazione, non unica nel suo genere per altro, ha svelato un’importante rete di usura costruita lungo il territorio di Novara, Borgoticino e Arona, portando alla scrittura di tredici nomi nel registro degli indagati, per alcuni dei quali è al vaglio anche l’ipotesi di aver avuto, o subito, relazioni con il clan ‘ndranghetista dei Valle – divenuto celebre nella regione lombarda proprio per la sua capacità intimidatrice.Domenico Rossi, referente di Libera Novra introduce la serata richiamandosi al nuovo rapporto SOS Impresa “Le mani della criminalità sulle imprese“, che traccia una panoramica inquietante del fenomeno usuraio, collocandolo al secondo posto nella classifica dei reati più fruttuosi per le “Mafie S.p.a“, secondo solo al traffico di droga, con 16 miliardi di euro di “fatturato annuo” e che mette in evidenza come, negli ultimi anni, il fenomeno dell’usura stia diventando sempre più affare delle mafie. Proprio la crisi facilita questo processo in quanto sono sempre di più gli imprenditori in crisi e sempre più alte le cifre che vengono richieste. Cifre alle quali fanno fatica a rispondere i classici cravattari e che richiedono la disponibilità di forti liquidità, che in questo momento possiede solamente Mafie S.p.a.
“E’ un fenomeno antichissimo, ma sempre moderno” ha esordito Cozzi “che è diventato sempre più un business per le mafie, essendo queste oggi l’unico agente economico a disporre di liquidità”.
L’usura e il racket sono due fenomeni, prima che economici, soprattutto culturali, che non esulano mai la vittima dal fare i conti con le proprie responsabilità.

Domenico Rossi e don Marcello Cozzi

Don Marcello ci tiene più volte, durante il suo discorso, a ribadire l’incapacità di molti a riadattare il proprio standard elevato di vita ad una sostenibilità realisticamente compatibile con le proprie possibilità, divenendo così soggetti più che appetibili per gli usurai.
“Non tutti oggi – continua Don Marcello Cozzi – abbiamo gli strumenti culturali per resistere alle sirene del consumismo, e questo lo vediamo ogni giorno”. Non tutti, ci spiega raccontandoci il lavoro della sua fondazione, hanno le capacità per potersi riconoscere vittime o carnefici di reati d’estorsioni. E questo è dovuto alla natura primitiva e cieca delle relazioni infettate da un rapporto di dipendenza, in questo caso dal denaro. “Noi paragoniamo spesso – continua – la vittima di usura ad un tossicodipendente. Entrambi sono ossessionati dal “buco”. Il tossicodipendente, infatti, si sveglia la mattina con l’unica necessità di trovare i soldi necessari per bucarsi. La vittima di usura si sveglia la mattina con l’unica necessità di trovare i soldi per tappare i buchi”.

Nonostante l’usura rappresenti da sempre l’aspetto perverso della individuale e sociale relazione con il denaro, il negazionismo preventivo, che attorno a questa deriva criminale si annida, resiste ingiustificatamente e trasversalmente ai luoghi di responsabilità. “Chi oggi nega la presenza dell’usura mente sapendo di mentire”.
“E’ certamente un fenomeno complesso, un prisma dalle mille facce, ma lontano dal poter essere negato in essere. Talvolta la negazione è dettata dall’ignoranza, talvolta -e di questo ne siamo certi- dalla malafede.”
Come spesso accade, si pensa di rintracciare il fenomeno, osservarlo nelle sue manifestazioni, basandosi unicamente sui dati provenienti dai palazzi di giustizia. Ma la storia ci ha ben insegnato che l’usura e il racket si sostengono su una fitta rete di stabile omertà sociale, che lascia trasparire solo una minima parte di quella che è la vera consistenza del problema.

Le mafie non si occupano da sempre di usura. Ma, come sempre è accaduto, hanno saputo interpretare i tempi con una invidiabile lungimiranza.
Le organizzazioni criminali, le uniche oggi a vivere proficuamente una situazione di recessione globale, hanno sfruttato l’usura come grimaldello per insediarsi ancor più stabilmente nel tessuto sociale, economico e territoriale di luoghi prima a loro sconosciuti.
Attraverso il grave indebitamento di soggetti a rischio, si propongono come soluzione al problema, elargendo liquidità. Questo permette di inserirsi comodamente  in un territorio fino a quel momento vergine dal punto di vista del profilo criminale, giungendo poi ad instaurarsi come veri e propri agenti inquinanti dell’economia pulita, riciclando e investendo. “Alle mafie non importa la restituzione del denaro, ma la possibilità che ne consegue di poter gestire imprese ed esercizi commerciali attraverso i vecchi proprietari, a quel punto divenuti prestanome”.
Spolpano le aziende dal di dentro, ne controllano l’esistenza, tramutando esercizi commerciali in vere e proprie “lavanderie” di soldi sporchi. E tutto nel più completo silenzio.
Don Marcello ci tiene infine a chiudere la serata con un monito alle maggiori istituzioni politiche nazionali: “che la politica torni a fare la politica, ricostruendosi un predominio sulla finanza e sul mercato. Andiamo ad analizzare il profondo senso etimologico della parola “crisi” (krisis, separazione, scelta, giudizio, decisione, ndr). Approfittiamo di questo momento di scelta, di cambiamento, per rinnovarci a 360 gradi. E’ tempo di decidere da che parte stare; da questa bufera ne usciamo se tutti insieme siamo concordi nel volere costruire una società equa e più giusta”.

 Mattia Anzaldi

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