Qualunque cosa succeda

Grande serata quella con Umberto Ambrosoli organizzata ad Arona dal Presidio “Antonio Landieri”, Meltin’Pop e l’istituto Don Bosco di Borgomanero per la presentazione del suo libro “Qualunque cosa succeda”.
Numerose persone sono venute ad ascoltare il figlio di Giorgio Ambrosoli che raccontava del padre, del ruolo istituzionale che ricopriva e della storia difficile che il nostro paese affrontava in quegli anni, della morte di un uomo per mano della mafia e di tutta quella realtà di borghesia mafiosa che lacerava il nostro paese.

La serata è proseguita con le domande dei ragazzi del presidio e del Don Bosco che hanno letto il libro e conosciuto la storia di Ambrosoli.
Prima fa tutte, la curiosità che ci ha colpito di più è perché in un libro che racconta principalmente di fatti di storia, del ruolo di liquidatore della Banca Privata Finanziaria, Umberto Ambrosoli abbia deciso di mettere in copertina una foto privata, di un padre con il proprio figlio; e qui ci ha dato una grande lezione di cittadinanza, cercando anche paradossalmente di togliere dalla figura del padre l’etichetta di eroe, non perché non abbia avuto le caratteristiche per esserlo, ma perché questa parola, “l’eroe”, ci trae in inganno. Quello che lui voleva dirci è che suo padre non era una figura mitica, metà uomo e metà divinità, come siamo abituati a percepire la figura di eroe ma era un comune cittadino, che ha svolto al meglio o come era nelle sue possibilità, il lavoro che gli era stato dato.
Un comune cittadino come lo siamo noi tutti, questo per dire che tutti possiamo lavorare per ciò che riteniamo giusto, per ciò in cui crediamo.

Un’altra domanda riguardava le istituzioni, il ruolo che esse hanno avuto e che hanno, e anche qui una profonda risposta: “È vero che molte volte si diffida o non si crede nelle istituzioni, ma poi si pensa a uomini come Giorgio Ambrosoli e tanti altri, uomini di questi istituzioni che fanno si che si possa ancora credere nello Stato e nelle persone che lavorano per esso, che quindi lavorano per noi”.

Oggi più che mai dilaga un sentimento di rassegnazione che porta le persone ad accettare la realtà così com’è senza volerla cambiare perché si pensa di non riuscire e così facendo si contribuisce alla solidificazione di questa realtà. Ed ecco il suo monito è quello di vivere con consapevolezza, una consapevolezza che sia unione di libertà e responsabilità, due facce della stessa medaglia, che ci permettono di sconfiggere quel sentimento di rassegnazione e di impotenza.

Un bellissimo incontro di cittadini, di persone, di ragazzi e adulti che ci ha portato a sentire più vicina la storia di Giorgio Ambrosoli, proprio perché raccontata dalle parole del figlio, ma nello stesso tempo ad avere un occhio, un’attenzione sull’oggi, sulla società nella quale viviamo.

La serata è terminata con la lettura di parole di Giorgio Ambrosoli scritte su di una lettera indirizzata alla moglie:

“E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese. Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito.[…] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [… ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.”

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Una risposta

  1. angela ha detto:

    Grande persone, sono porprio contenta di averlo conosciuto, ascoltato!!!

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