Pavia – Usura, avvocato condannato a cinque anni

PAVIA. Alla lettura della sentenza si è accasciato sulla sedia, schiacciato dal peso della decisione. L’avvocato Vittorio Balzarini, 58 anni, è stato condannato a 5 anni e 4 mesi per usura. Nei suoi confronti è scattata anche la confisca di beni, case e conti per 2 milioni di euro. Interdizione perpetua dagli uffici pubblici, una multa di 20mila euro e una provvisionale di 210mila euro per i danni patrimoniali subiti dalle vittime, titolari di un’azienda metalmeccanica in provincia di Pavia. In più, la confisca dei beni.

Una sentenza severa che i giudici del collegio, con il presidente Cesare Beretta, hanno deciso in due ore di camera di consiglio. Il processo all’avvocato si basava su oltre 20mila pagine di atti, in cui c’era traccia di cifre e passaggi di denaro riferiti a un periodo di sette anni.Le indagini, condotte dal nucleo di polizia giudiziaria della Finanza, in collaborazione con il nucleo di polizia tributaria, erano partite dal sequestro di documenti nello studio dell’avvocato in piazza Municipio. Era stato acquisito anche quaderno. Un’agenda piena di cifre e di date.

Dal confronto tra queste informazioni e le matrici di alcuni assegni prodotti dalle vittime, i finanzieri erano riusciti a ricostruire un brogliaccio con i presunti prestiti, che ammontavano a quasi due milioni di euro. Gli imprenditori, da quanto è emerso dal processo, si erano rivolti all’avvocato – che li aveva già assistiti nella gestione dell’azienda – in un momento di difficoltà e bisogno di liquidità. L’avvocato si era offerto di aiutarli. Prestando soldi che, secondo l’accusa, sarebbe stati restituiti con tassi di interessi anche superiori al 600 per cento. L’avvocato della difesa, nell’arringa di ieri mattina, ha insistito: «Erano parcelle per prestazioni professionali». Ma i giudici hanno optato per la versione dell’accusa, sostenuta dal pm Pietro Mazza. Soddisfatti gli avvocati di parte civile. «Per le vittime di usura c’è finalmente giustizia», dice il legale Luigi Fornari. E il collega di Maurizio Sorisi aggiunge: «La sentenza della magistratura pavese è un segnale importante per la città, dove i fenomeni di usura spesso restano nascosti. Tuttavia, non basta denunciare: occorre, per le vittime, supporto anche durante e dopo il processo. La prefettura è stata disponibile, ma devono essere previsti strumenti più efficaci per bloccare le iniziative dei creditori. Da questo punto di vista c’è un vuoto normativo».

Fonte:  La Provincia Pavese, 22/02/2011, di Marina Fiore

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