Abbiamo bisogno di una politica responsabile

Ieri, lunedì 19 aprile 2010, c’è stato un atto di buona politica, uno di quelli che vorremmo accadessero più spesso: i gruppi consiliari della Provincia di Novara hanno messo da parte le proprie divisioni per votare all’unanimità un ordine del giorno che impegna la giunta provinciale a mettere in atto una politica di prevenzione e una serie di iniziative di contrasto alle mafie e alla cultura mafiosa. Si tratta di un atto importante perché, come ha ricordato anche Francesco Forgiane (già presidente della commissione parlamentare antimafia) a Contromafie 2009, “mentre può esistere una politica senza mafia, non può esistere una mafia senza la politica”: la battaglia sarà vinta solo se al contrasto repressivo contro l’ala militare saremo in grado di affiancare la capacità di recidere i rapporti che le organizzazioni criminali riescono a costruire con il sistema economico e il mondo della politica. La Provincia si impegnerà a monitorare gli appalti pubblici, a sollecitare l’attività dell’Osservatorio, a promuovere politiche di prevenzione e contrasto alle mafie e a costituire un tavolo di confronto sul testo della nuova legge che prevede l’istituzione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Come rete di associazioni e di cittadini, che da anni si impegna per costruire una comunità alternativa alle mafie, continueremo a fare la nostra parte e a stimolare la politica affinché essa sappia sempre migliorarsi.

Ci auguriamo che a questo importante atto istituzionale seguano, al più presto, azioni concrete. Come ha ricordato don Luigi Ciotti a Milano, durante la XV giornata della memoria e dell’impegno: “C’è bisogno di più fatti e meno parole da parte di tutti”. C’è molto da fare anche nella nostra provincia a cominciare dall’impegno necessario per arrivare al riutilizzo sociale dei tre beni confiscati in via definitiva presenti sul nostro territorio: a Novara, a Borgomanero e a Miasino/Ameno. I beni confiscati nelle regioni del nord sono il segno da un lato della presenza di interessi criminali forti nei nostri territori e dall’altro della necessità di prendere coscienza che il problema delle mafie è un problema che riguarda tutti i cittadini italiani. Nel riutilizzo sociale c’è una delle esemplificazioni migliori del principio di sussidiarietà espresso nella nostra Costituzione, quando all’articolo 118 recita: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale”.

C’è poi l’aspetto simbolico che, nella costruzione dell’identità collettiva, è fondamentale: i beni devono essere solamente un’occasione “per fare cassa”, ma devono diventare il segno della forza della collettività che torna in possesso di ciò che con la forza, la violenza, il sopruso le è stato tolto. Devono diventare luoghi in cui portare le scolaresche per raccontare la storia di un’Italia che resiste.

Domenico Rossi

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