NOVARA NON RIMANGA INDIFFERENTE

“Mentre può esistere una politica senza mafie, la storia del nostro Paese ci dimostra
che non può esistere una mafia senza politica”

La storia del nostro paese ci insegna che la criminalità organizzata, sovente, al di fuori delle regioni dove esercita il controllo del territorio, cerca di infiltrarsi nelle località caratterizzate da significativi interessi economici per riciclare e far crescere i propri capitali. Ancora Nando Dalla Chiesa, l’altra sera a Romentino ci ricordava come questo è avvenuto (e sta avvenendo), oramai, in molte regioni d’Italia: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, solo per fare degli esempi.

Al di là di quello che la magistratura accerterà sulle cause che hanno portato all’omicidio dell’imprenditore Ettore Marcoli, non possiamo non leggere alcune dinamiche che stanno caratterizzando il territorio novarese nell’ambito dell’edilizia  e dei rifiuti con uno sguardo “strabico” che, mentre guarda a ciò che avviene oggi, contemporaneamente si rivolge a ciò che avverrà nei prossimi anni. Si pensi da un lato alle recenti inchieste sugli appalti pubblici e sullo smaltimento dei rifiuti, al fallimento di imprese storiche novaresi, all’arrivo di nuovi soggetti per sostituirle, alla vendita delle SOA, alle intimidazioni verso imprenditori che lavorano nel mondo delle cave e dall’altro a progetti come la costruzione del nuovo ospedale e della città della salute, i lavori che interesseranno l’area di Agognate, l’expo a Milano nel 2015. Tutto questo cambierà radicalmente l’economia: siamo inevitabilmente traghettati in uno scenario nuovo, nel quale, considerati gli ingenti interessi economici, saremmo ingenui a non ipotizzare (e a non prepararci a contrastare con tutte le nostre forze) possibili infiltrazioni mafiose.

Se non desideriamo subito dichiararci sconfitti, però, non possiamo lasciare questo compito alla sola magistratura o alle forze dell’ordine, le quali non possono che “arrivare dopo”. E’ piuttosto un compito che spetta a ciascuno di noi, e prima di tutti, alla politica. Come nella spiegazione del perché le mafie attraversano la storia d’Italia da più di centocinquant’anni dobbiamo volgere lo sguardo ai rapporti tra queste e la classe politica, così nel progetto di costruzione di una comunità alternativa alle mafie il compito più importante spetta a chi detta le regole del vivere comune. E’ necessario promuovere un cambiamento culturale complessivo che porti tutti in prima fila in questo progetto: le forze politiche, le istituzioni religiose, il mondo dell’impresa, le organizzazioni sindacali, gli ordini professionali, il mondo delle associazioni e ogni singolo cittadino. Come società civile dobbiamo essere in grado di esprimere chiaramente la preferenza per uomini e donne di qualità, capaci di rifiutare ogni compromesso con chi non rispetta le regole e in grado di esprimere politiche non miopi, che abbiano come finalità l’interesse collettivo.

Il 20 di marzo a Milano si terrà la XV giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie. Perché Milano? E’ questa la domanda che vogliamo porci e che vogliamo porre. Non si tratta di effettuare confronti tra regioni caratterizzate da una forte presenza mafiosa e le regioni del nord. Si tratta, piuttosto, di superare questa dicotomia Nord-Sud e cominciare a chiedersi come mai l’Italia (non la Sicilia, non la Calabria, ecc.) è afflitta da questo problema sin dalla sua nascita.
Invitiamo la comunità novarese a cogliere questo evento come un’occasione, un’opportunità per abbandonare il pregiudizio che si tratta di cose che non ci riguardano e per capire come costruire una città dove non ci sia spazio per le mafie e per tutto ciò che esse rappresentano: violenza, soprusi, legge del più forte, assenza di diritti.

Come coordinamento novarese di Libera organizzeremo una serie di incontri proprio con questo scopo: prepararci. Non vivere Milano come fosse Bari o Napoli. Milano ci dice qualcosa di noi.
L’8 febbraio alle ore 21:00, presso l’auditorium della BPN, incontreremo il procuratore capo di Torino dott. Giancarlo Caselli, al quale chiederemo “perché l’Italia ha sconfitto il terrorismo e non (ancora) le mafie”

Il coordinamento novarese dell’associazione

Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

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