O la sovranità o la tranquillità dei “mangia-banane”

mattiello_gandellinoE’ stato ricco ed intenso l’incontro che Davide Mattiello ha avuto con i ragazzi della parrocchia di Sant’Antonio di Novara, riuniti a Gandellino (BG) per il loro campo scuola invernale per riflettere sul tema della giustizia.
“Se non c’è giustizia, c’è guerra” comincia Davide, “e noi oggi siamo in guerra, anche se la guerra, per adesso, lambisce solo i nostri confini”. E’ chiaro che c’è chi, nella guerra, sguazza, ci guadagna, sta dalla parte giusta… Ma c’è anche chi muore, chi viene calpestato… Non bisogna andare troppo lontano per trovare degli esempi per questa dinamica. Basti pensare agli sbarchi di migliaia di disperati sulle sole coste siciliane. 20.000 morti ngli ultimi anni senza sapere nulla di tutti coloro che non arrivano neanche sulle coste libiche e che muoiono nel deserto. Come risponde lo Stato italiano di fronte a questa tragedia? “Nascondendo la polvere sotto il tappeto”, e il tappeto, in questo caso sono le carceri del deserto libico, dove vengono rinchiusi gli uomini e le donne che noi “rimandiamo indietro”, carceri dove il trattamento a cui sono sottoposti “gli ospiti” non ha nulla da invidiare a Guantanamo (in barba ai 60 anni della Costituzione italiana e della Dichiarazione universale dei diritti umani).
Ogni anno con i treni della memoria andiamo ad Auschwitz per dire “Mai più! Mai più! Potevano i tedeschi non sapere quello che stava succedendo? I nostri nipoti ci chiederanno la stessa cosa. Ma non vi accorgevate che il vostro ordine, le vostre strade venivano mantenuti a prezzo di morti nascosti sotto il tappeto?”.
Ma veramente non c’è alternativa ai “cani da guardia”? Tutta la scienza, la cultura e la civiltà europea si reggono sull’uso della violenza? E’ possibile che non ci siano strade alternative? Da Gheddafi al ragazzo bruciato vivo alle lobby di potere il principio è lo stesso: il più forte comanda. Perché? Perché è più forte. E continua a comandare fino a quando qualcuno più forte non lo butta giù. Chi non è forte “mangia le banane”. A noi basta che comandi qualcuno che ci lascia mangiare le banane. “Il rischio più grande che corriamo è quello di abdicare alla sovranità in nome della tranquillità”. Dove sovranità significa partecipare al governo della cosa pubblica, mentre tranquillità significa “a me le banane, poi puoi comandare tu”.

I ragazzi seguono in silenzio e concentrati.
Dopo un breve lavoro di gruppo si ritorna in plenaria per chiudere la mattinata. Si parla di Libera, dell’antimafia necessaria in questo paese: “quando la stanza è buia bisogna accendere la luce. Non si spinge via il buio a pugni. In Italia bisogna accendere la democrazia”. Perché nonostante i continui arresti in Italia, la mafia non si sconfigge? Perché c’è un clima culturale e sociale che permette il continuo rigenerarsi del tessuto mafioso. Ognuno, per quello che sa e che è, deve accendere la luce.
La vera antimafia consisste nel far funzionare bene questo paese, cercando di sconfiggere tutte le proposte e le idee di “società sconfitte” che ci propongono di essere “ognuno padrone a casa nostra”. Ci hanno donato una costituzione “folle” che ci fa eguali davanti alla legge, che ci dice che viviamo in una repubblica parlamentare, dove il popolo è sovrano, che è fondata sul lavoro. Restituire l’Italia ai padroni è una bestemmia, un insulto a chi è morto per l’idea di paese scritta nella nostra costituzione.
Non abbiamo che la democrazia, almeno fino a quando non ci inveteremo un modo migliore di gestire la cosa pubblica. Dobbiamo stare attenti ai rischi e non confondere la maggioranza con la verità.

L’intervento si è chiuso con una serie di inviti: il primo, riprendendo Danilo Dolci, a mantenere la tenerezza crescendo, senza diventare dei calli, impermeabili alla vita. Il secondo a fare politica, occupare gli spazi; i mafiosi lo hanno capito e tentano di occuparli per riscrivere le regole. Come nella teoria dei vasi comunicanti occorre esserci per spostare gli equilibri e per essere pronti “occorre allenarsi, partendo dalle piccole cose, come ad esempio il consiglio pastorale della vostra parrocchia”.

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2 Risposte

  1. Beppe ha detto:

    Dopo l’emozionante incontro con Davide, Mons. Antonio Riboldi ha detto:
    “Politica significa preoccuparsi dell’uomo. La politica è arte, carità.
    La politica è fare il bene nostro, dei cittadini. Questa è democrazia.
    La politica dei potenti non fa questo…Inziamo a vivere la politica dalle nostre case, dalla comunità in cui viviamo…”

    Mettendo insieme questi 2 grandi uomini “diversi” ci viene chiesto di andare oltre i nostri confini; oltre il nostro io; oltre, oltre, oltre..

    Smettiamola di mangiare le banane anche se ci sono dei nostri fratelli che sono fieri di farlo!!!

  2. angela ha detto:

    ma uffa volevo esserci anche io…beh caro beppe quando ci vediamo mi racconti tutto…
    immagino sia stata proprio una bella esperienza di crescita e condivisione…che invidia

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